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Inaugurazione del Nuovo Teatro Sociale

Nel 1824 con una grande e solenne cerimonia il Teatro Sociale di Sondrio fu aperto per la prima volta al pubblico, entrando così di diritto nell’ambito della comunità valtellinese. La sua notorietà si diffuse nella provincia grazie alla messa in scena dell’opera del maestro Gioachino Rossini “Il Barbiere di Siviglia”, sfortunatamente non è pervenuta alcuna documentazione dell’evento, se non la copia di un volantino celebrativo dell’Imperial Regio Delegato Don Gaudenzio De Pagave.

Dal volantino, con dedica in latino al De Pagave, si apprende che il teatro Sociale di Sondrio fu aperto agli spettacoli e quindi al pubblico borghese, precisamente il 22 gennaio 1824.
Tuttavia, già nel 1822 in occasione della visita a Sondrio del Vicerè del Regno Lombardo-Veneto l’Arciduca Ranieri d’Asburgo, l’opera architettonica di Luigi Canonica era stata aperta, anche se non ancora completamente arredata, ma già con i caratteri essenziali che il progettista voleva dare alla costruzione per essere mostrata al prestigioso visitatore.
L’edificazione del Teatro Sociale diede alla città un ornamento e ai cittadini un motivo di esaltazione e vanto. Un sentimento simile assicurò un esito positivo al primo spettacolo, tanto che l’opera “Il Barbiere di Siviglia” fu la più rappresentata in tutta la storia del Teatro Sociale.
L’opera andò in scena per otto stagioni ed ebbe un grande successo, come si legge in un articolo della Gazzetta di Milano del 14 febbraio 1824 e nella rivista tedesca “Allghemeine Musikalische Zeitung” del 22 aprile 1824.
Queste testimonianze sono fondamentali perché dimostrano quanto fosse più importante il fine politico del teatro che non quello culturale, in quanto il governo austriaco con l’edificazione del Sociale, volle garantirsi il favore dei valtellinesi. Nonostante questa finalità, ciò che importa è che fu data vita a un teatro che divenne centro culturale nella piccola città di Sondrio e diede l’opportunità a giovani artisti di emergere.
Infatti la prima rappresentazione ebbe come protagonista un giovane esordiente venticinquenne che, grazie al palco del Sociale, riuscì come molti altri, ad inserirsi in un circuito completamente italiano dei teatri di provincia.
Il mondo della lirica selezionava i migliori talenti, che spesso venivano da piccoli teatri, dando loro la possibilità di farsi conoscere ed acquistare notorietà in tutta la penisola, a volte in Europa e, in alcuni casi, addirittura nel mondo.

© CRISTINA CORVI